In agosto le strade mie e del Papa si incroceranno, nel senso che entrambi andremo in vacanza negli stessi luoghi. Ma qui le similitudini finiscono, per il resto si tratterà di ferie profondamente diverse: ad esempio, le mie saranno le più classiche vacanze con la fidanzata, lui invece le passerà con padre Georg. Tutta un’altra cosa, insomma. In ogni caso, avevo deciso di prendere l’occasione al volo e di partecipare all’Angelus domenicale, magari riscoprendomi papaboy, vallo a sapere. Avevo pensato anche ad un paio di striscioni da esporre in piazza, tipo “Mentre il Papa parla di pace e preghiera, da qualche parte nel mondo un prete si sta appartando in macchina con un bambino”, o “ACLI gialle limone”, ma il primo veniva troppo lungo, e il secondo non l’avrebbe capito nessuno. Comunque alla fine è andato tutto a monte, vanificato dalla burocrazia clericale. Funziona così: devi prenotare il biglietto entro il 30 giugno, andare a ritirarlo in giorni e luoghi predeterminati (chiese parrocchiali o uffici della zona, e comunque non oltre il 20 luglio), e a quel punto puoi presentarti, tipo il 10 agosto, tipo a Bressanone, e abbeverarti alla fonte di vita eterna. In pratica se non sei crucco, se non hai un referente in loco, o se non hai un mese di ferie, puoi scordarti di vedere il Papa. Fesso io a credere che fosse sufficiente la mia incrollabile fede. Elena ha anche provato a mandare al vescovo una mail piena di suppliche, spacciando me per poliomielitico o qualcosa del genere, per ottenere una deroga. La risposta (copio e incollo): “Buona sera, abbiamo chiuso le prenotazioni il 30 giugno. Ora è possibile ritirare i biglietti fino il giorno 20. Thomas Stürz”. Come dire che “cazzi vostri” era troppo diretto e troppo secolarizzato.